22 Ottobre 2009

L'Umana Tragedia

Al fine dello star della tua morte
Ti smarristi in una piana chiara,
Che furo ritrovate le vie attorte.

Wow! Quale dir non fosse è cosa cara
Piana pianosa è, dolce e indebolita,
Che nel sentir mai invecchia speme amara.

Tant’è dolce che è ben più che vita;
Ma per tacer del mal che non scorgesti,
Non dirò quella cosa che v’hai udita.

Come n’uscisti ben tacer sapresti,
Tant’eri voto di veglia, in quell’ore
Che la fallace piazza riprendesti.

Pria che in cima alla valle fosti fore,
Laddove principiava la montagna
Che t’avea d’ogni gaudio empito il core,

Toccasti giù a sentir le sue calcagna
Spogliate già dai raggi della stella
Che torce la mia via per la campagna.

Allor tua speme si fe’ incerta e fella,
Che nel fiume dell’alma era scemata,
La diurna che passasti in guisa bella,

E come chi con calma rinfrancata,
Permane dentro lì fra il campo e il colle,
Stassi a ascoltar la sicura vallata,

Così la mente tua che stava molle,
Restossi avanti a rimirar quei luoghi
Dai quali anima morta ognor si tolle.

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