I messaggi di Gennaio 2009

31 Gennaio 2009

Presa di coscienza

La cosa che so fare meglio in vita mia è giocare a bigliardino. E probabilmente non sono neanche il più forte del mondo.

 
27 Gennaio 2009

Il giorno della memoria: per non dimenticare

La massima del giorno

La felicità è un cucciolo caldo.

[C.M.S.]

 
25 Gennaio 2009

Massima del giorno

Non sopporto che una donna non si innamori di me. Ancor meno sopporto che lo faccia.

[A.B.]

 
22 Gennaio 2009

Accordone! Morini e Beasley perdio!

 



La Canzone del Guarracino - Accordone (Morini, Beasley) & Pino de Vittorio [Vredenburg, Utrecht (NL) August 2006]



Bisogna morire - Marco Beasley e L'Arpeggiata Ensemble

 

 
19 Gennaio 2009

La tarantella del Gargano

Io sono un cacciatore di tarantelle del Gargano.

L’arco è un prosaico mouse… l’occhio allenato alla savana nello scorgere i minimi movimenti dell’animale impaurito diventa quello stanco che perde efficacia su uno schermo che diventa sempre troppo luminoso… l’orecchio teso è lo stesso del guerriero pelasgico, immobile ad ascoltare la terra, l'aria, o il fruscio di zampe sfuggenti o di una tiorba battente non riconosciuta prima... lui c'ha l'astuccio fallico, io no, ma insomma, non siamo troppo distanti.

Dal 2005 ad oggi (proprio oggi) ho collezionato una quarantina di esecuzioni diverse di questo pezzo… sembra una cosa forse da pazzo maniaco, ma soltanto all’occhio del profano: difatti la tarantella del gargano è un concetto elastico ed espandibile di canzone, è un brano infinito. Per capirci è la base portante della musica tradizionale italiana del sud, da napoli (che la ricama di lingua, colori netti e sfumature) al salento (che la semplifica nella ballata da festa) alla sicilia (che la immerge nella malinconia di un sole accecante)… Tutto è tarantella del gargano, e te ne accorgi solo dopo, quando quel motivo sembra tornare ossessivamente, e ti chiedi se sia solo nel tuo orecchio che quel modulo ritmico, quella cellula brevissima ritorni sempre… poi provi a trascriverla, ed invece è proprio così, è il nucleo portante di una tradizione che ha cinquecento o cinquemila anni. Hai trovato la radice portante, hai seguito tutti i rami che si ricongiungono ciascuno, miracolosamente, all’unico tronco dal quale hanno origine… quel qualcosa di primigenio e comune a tutti, che ti indica il ceppo originario, un piccolo arcaico villaggio di pastori cantanti è diventato tutto il sud italia, musicale e culturale.
Eugenio Bennato ha scritto una canzone (nelle sue canzoni parla quasi sempre di musica, sta cosa mi manda ai pazzi) in cui dice “tutta la vita per imparare… la tarantella del gargano”, e mai cosa fu più giusta. E si potrebbe dire che lì c’è tutta la storia… un manuale di storia trasversale, priva di imprese, fissata nell’immobilità, che però a guardarla bene è variazione continua… Non ragiona per anni, non ragiona per secoli, ragiona per ère.
I mesi ragionano in giorni, gli anni ragionano in mesi, i secoli in anni… le rivoluzioni solari in cicli di 2125 anni, i poli magnetici in periodi di 12'000 anni… e così la storia umana, fuori dai libri, si può risalire per migliaia di anni, fino alla preistoria, risalendo (o scendendo nell’antro buio) attaccati ad un cordone: la tarantella del gargano.

Ma come posso spiegarvi perché è infinita? Non credo di esserne capace… si può cantare comunque sulla scala temperata, facendo coincidere per capirci ogni nota intonata a quelle che puoi suonare su un pianoforte, ed è un modo molto “classico”, assolutamente piacevole, anzi proprio bello, e rispondente a canoni che il nostro orecchio (un po’ per natura, un po’ per tradizione, il dibattito è infinito) ha assimilato e riconosce al volo…

Do re sol si- mi-

E chi s’accontenta gode.

Ma in realtà chi si accontenta gode veramente poco… vede solo la punta della piramide sommersa, ci inciampa e la crede un sassolino con una forma curiosa… e tira avanti senza sapere il tesoro che lascia sepolto.
Ma se c’è una cosa che la sabbia è veramente brava a fare con i tesori sepolti è conservarli. E così la tradizione della tarantella del gargano, dal popolo pelasgico pregreco (sì, ne sono convinto) arriva fino a noi, nelle intonazioni “stonate”, non nei cromatismi, ma nei quarti di tono dei cantori di Carpino e di Andrea Sacco, quegli oscillamenti che l’orecchio inesperto giudicherebbe forse degli inascoltabili lamenti di vecchi stonati, che l’orecchio del musicologo ascolta come un concetto di musicalità e di canto pre-classico… Ossia una intonazione sobbalzante, che zoppica sicura, e scardina l’armonia ben temperata semplicemente perché nato prima, indipendente, e quindi privo della classificazione fatta a posteriori dai teorici-matematici della musica.

Per questo fra una esecuzione piacevolmente classica e quella filologica e (realmente) popolare ci passa l’universo… la prima è il riadattamento ricongiungimento del popolare e del colto, in una via mediana (che mi piace tantissimo ovviamente), che si risolve in un compromesso, di facile fruizione e di piacevole ascolto… l’altra è la via vera, quella profonda, sotterranea, e quando si passa dall’una all’altra sembra di cadere in un abisso dei tempi.

Avevo pensato di commentare una per una le esecuzioni, consigliando o meno, ma preferisco mettervi qui a disposizione autori, titoli ed esecutori, partite da dove vi pare, perché tanto in una reggia ci si può anche entrare da una porta di servizio...




 
15 Gennaio 2009

Rassegna stampa, racconto personalo, pre e post, per i 15 minuti di gloria cui ciascuno ha diritto nella modernità (e io me li so' già giocati!)

Fu vera gloria?
La domanda, pur se retorica e da noi stessi posta, ci fa ribollire il sangue nelle romanissime vene!
Ma andiamo per gradi… Dopo una notte inquieta mi alzo e getto uno sguardo alla grigia giornata, un clima decisamente adatto al momento campale. In strada fervono preparativi: fotografi, giornalisti, obesi incravattati che vanno avanti e indietro nella piccola strada, frotte di carabinieri che ciondolano inutilmente, roba che in anni e anni in questa via non se ne è mai visto uno…
Io però ho da studiare, e così mi siedo di fronte alla finestra, apro il mio Bachtin, e cerco di concentrarmi… Nulla da fare: l’ardimentosa impresa assorbe tutte le mie attenzioni, così chiudo il libro, e mi metto in attesa. Macchine di sempre maggiore cilindrata cominciano ad avvicendarsi… Non ho idea dell’ora cui Alemanno debba arrivare, e i giornali rimarcheranno la mia pazienza (visto il suo ritardo di una mezz’oretta), senza sapere che avrei aspettato tranquillamente anche fino a sera.

Ed invece (per fortuna) arriva intorno alle 12:40. Una piccola digressione. La mia via è molto stretta, molto corta, ed il mio palazzo (assieme al circoletto evangelico in questione) chiude il lato corto dell’ipotetico rettangolo… quindi praticamente dalla mia finestra ho di fronte tutta la via…

Attendi…

Apro la finestra

Attendi…

Lo riconosco!

Attendi…

Alemanno si avvicina

Il lettore musicale è pronto già da un pezzo, il brano caricato…

Alemanno è a metà via…

Troppo presto… attendi ancora…

Le finestre sono spalancate… il codazzo di giornalisti gli si fa attorno, ma lui è inconfondibile… Eccolo! E’ proprio qui sotto… Play! Tempismo perfetto!
Soyuz nyerushimiy ryespublik svobodnykh

Il magnifico coro dell’armata rossa si diffonde e si spande lungo la strada… poco più di un (lunghissimo) minuto… poi stacco e devo correre all’università, perché ho un importante ricevimento col professore… A quel punto, di ottimo umore, decido di restare in giro, la sera gioca la roma, e vado a studiare a casa di amici.
La storia potrebbe finire qui.
Ed invece no.

Verso le sei di sera mi chiama mia madre: “Publio ma tu non sai che è successo!” Allarmatissimo immagino branchi di fascisti radunarsi sotto casa mia (con le sicure e pacifiche intenzioni di un confronto sereno e paritario). Ed invece no. Per strada ci sono i giornalisti, perché tante agenzie stampa hanno battuto la notizia (provate a digitare 'Alemanno inno' su google), e così (per) ora sono benevolmente ricercato. Un distinto signore abbastanza giovane gironzola da quelle parti, e ferma mia madre: “Signora, lei ha per caso idea di chi possa essere stato a mettere l’inno sovietico quest’oggi?” “Come mai vuole saperlo?” Risponde lei già ridacchiando “Bhe, perché vorrei intervistarlo!” mia madre ride e ride e ride “E’ mio figlio!” “Non posso crederci! Come sono stato fortunato! Mi dica tutto di lui!”.
Ve la faccio breve, alla fine mi ha telefonato, ed io gli ho raccontato qualcosa di me, il perché del gesto, cosa faccio, chi sono, cosa mi piace… Ovviamente lui ha poi mescolato le notizie come meglio ha creduto, rendendo il prodotto accattivante, ma l’articolo mi sembra carino.

Ecco qui le prove della piccola impresa provocazione goliardata dadaista leninista.

L'unità, prima pagina della Cronaca di Roma, La Repubblica pagina 6 della Cronaca di Roma.



Ma ecco l'articolo in prima pagina (e rimando seguente) del Corriere della Sera, in cronaca di Roma, del giornalista Fabrizio Caccia (che se dovesse passare da queste parti, ringrazio molto, e per la cura nei dettagli, e per l'interesse verso di me, e per il taglio dato all'articolo)




Ma la cosa più bella di tutta questa vicenda sapete qual è? Ora ho la mia pagina su facebook come “personaggio pubblico” e alle 16:51 di oggi conto 53 fan! : ) he he he! E Radio Fandango mi ha definito “il personaggio del giorno”, e poi non so, altre radio non le ho ascoltate…

Invece la cosa più brutta è che ho già ricevuto una telefonata minatoria “ridi, ridi, rideremo noi!”, ma l’ho convinto sorridendo (era più una paresi facciale) che si trattava solo di uno scherzo, e che Alemanno non si era affatto offeso… mi ha salutato dicendo “Comunque sei coraggioso, sei un grande!”. mah.

Un amico poco fa mi dice: “a pu ma non c’hai paura di rivolte di squadre fasciste?” e la mia risposta, anche se so che l'estrema destra rinnega alemanno, è stata: “Paura? Non è esatto, diciamo più precisamente che mi sto cagando addosso!”

ps: regalasi publio a miglior offerente ospitalità, mangia poco, dorme molto, non sporca, di buona compagnia, ama leggere, ridere e cucinare, non sa fare lavatrice, non sa stirare, ma di indole generosa, e soprattutto ascolta ottima musica.

 
13 Gennaio 2009

EMERGENZA!! PRODITORIA INVASIONE DI ALEMANNO NEI MIEI SPAZI: RESISTERE! RESISTERE! RESISTERE!

Amici, romani, compatrioti e non: emergenza!
Avevo intenzione di tenere più a lungo il post sulla vera creazione… ma questo è quello che mi si è presentato quest' oggi mentre stavo per varcare la soglia del mio portone…



Sbalordito, terrorizzato, contrariato, incredulo e fremente, sono stato a pensare ad una contromisura efficace e plausibile per manifestare il mio disappunto verso questa deprecabile iniziativa.

Non vi sto a dire per quante e quali ragioni io odi il circoletto di san pietro evangelista gesucristiano che sta esattamente sotto casa mia… non vi sto a dire (ma chi frequenta questa casa ne ha cognizione) quanto odi quelli che parcheggiano sul passo carrabile, provocando ogni mattina un frastuono di clacson, di grezzi bestioni imbufaliti… tralascerò tutto questo per soffermarmi sull’aspetto della lotta!
Dopo una riflessione concitata e solitaria ho pensato questo: sfruttare la diffusa megalomania degli esemplari maschi della mia famiglia, che mi ha procurato anziché due normali casse da pc, due amplificatori da studio di registrazione da 400 watt, aprire la finestra sulla mia piccola via privata, che è una perfetta cassa di risonanza, e quando arrivano sindaco, poliziotti e delegazione, spalancare le ante e sparare a cannone l’inno sovietico!

 

 

 

Cosa ne dite? Vale la pena di pigliarsi una sicura denuncia per uno sberleffo tanto godurioso?

Ho bisogno di voi

 
12 Gennaio 2009

Storie della creazione: Dio, l’uomo, la donna e dintorni

Dio creò l’uomo. Poi creò la donna. Quindi si rese conto di aver esagerato, così creò l’autoerotismo.

Dio creò l’uomo. Poi gli creò la donna. All’uomo piacque questo dono, così l’uomo inventò la masturbazione. [Variante da un vangelo apocrifo]

Dio creò l’uomo. Egli era solo. Così Dio creò la donna. L’uomo si rivolse a Dio e gli disse: “Vabbhe dai, c’hai provato”.

Dio creò l’uomo. Egli era felice. Poi creò la natura, le acque e i fiori. Egli era ancora più felice. Poi creò la donna, ma ella era infelice, così Dio creò il gossip.

Dio creò l’uomo. Poi creò la donna. L’uomo amava grandemente la donna, la quale si rivolse a Dio, chiedendogli di smorzare questo eccessivo amore. Così Dio creò il calcio.

La donna si rivolse a Dio: “Oh, sempre esagerato tu!”.

Dio creò l’uomo. Poi creò la donna. La donna amava l’uomo, il quale amava il calcio. Dio si fermò a riflettere, quindi creò le scarpe.

L’uomo amava il calcio. La donna amava le scarpe. Dio guardò l’uomo e la donna che si ignoravano. Così creò gli alcolici.

Dio guardò le sue creature, e sbuffando disse: “Oh, son pur sempre i miei primi tentativi!”

L’uomo amava il calcio. La donna amava le scarpe. Dio si fermò a riflettere, e creò così gli scarpini da calcio. La cosa non funzionò come si aspettava.

Dio, dopo aver creato l’uomo e la donna, vide che la donna non si avvicinava all’uomo. Così creò il deodorante. Le cose cominciarono a migliorare.

La donna e l’uomo vivevano felici, avevano ciascuno i propri spazi e i propri interessi. Allora il Signore contemplò questa armonia. Dopo qualche tempo si annoiò, e così creò i gioielli.

L’uomo e la donna spesso avevano diverbio. Così Dio, importunato dal baccano terrestre, creò il pisolino pomeridiano.

Durante il pisolino pomeridiano l’uomo e la donna rimanevano distanti. Fu così che Dio, nella sua infinita provvidenza, fece l’uomo caloroso e la donna freddolosa.

L’uomo e la donna vivevano nel Paradiso Terrestre. L’uomo chiese alla donna l’amore. La donna inventò il mal di testa. L’uomo inventò l’ironia. Alla donna non piacque l’ironia, e scacciò grandemente l’uomo. L’uomo si guardò in uno stagno, e inventò l’autoironia.

L’uomo bianco vide l’uomo nero, e si burlò di lui. L’uomo nero sorrise, ed uscì dai cespugli. L’uomo bianco inventò il complesso di inferiorità.

Alla donna piacque molto il complesso, e ne creò molti altri. All’uomo non piacquero i complessi, e si ricordò di aver inventato l’ironia. Provò a spiegarla alla donna, ma la donna preferì i complessi.

L’uomo provava noia sei giorni su sette. Così inventò la Champions league.

L’uomo ancora provava noia cinque giorni su sette, così si rivolse a Dio. Dio gli diede la musica, e l’uomo ne cantò alte lodi. Alcuni uomini ancora provavano noia e si rivolsero a Dio. Dio gli diede la poesia. Gli uomini cantarono e scrissero grandi lodi al Signore. Taluni ancora provavano noia, e chiesero aiuto al Signore. Il signore gli dette la scultura e la pittura. Gli uomini scolpirono e dipinsero le magnifiche bellezze del creato. Alcuni uomini ancora provavano noia, così Dio gli dette altre nobilissime ed altissime arti. Alcuni uomini particolarmente sciocchi provavano ancora noia, ed importunarono nuovamente Dio. Dio seccato inventò il lavoro, e l’uomo uscì dal Paradiso Terrestre per non farvi mai più ritorno.

solo un piccolo appunto

appunto

 
10 Gennaio 2009

Bollettino calcistico dei miei ultimi risultati in questo spezzone di campionato

Walter Benjamin – Publio: 4 – 1

La partita non è priva di emozioni, la corazzata Benjamin si porta prontamente in vantaggio, ma la squadra ospite resta comunque attiva. Pur messa di fronte alle proprie vistose lacune, la piccola neopromossa si batte con coraggio, ma la disparità di valori in campo è troppo netta, e i padroni di casa si portano facilmente sul tre a zero. Ad apertura di ripresa il gol della bandiera non illude nessuno su una possibile riapertura del match, ed in chiusura viene siglato il quarto gol che affonda gli ospiti, apparsi comunque dignitosi di fronte a questo proibitivo appuntamento.


Publio – Giovanni Bottiroli: 3 -3

Partita entusiasmante: gli ospiti si portano velocemente in vantaggio, ma vengono ripresi quasi subito grazie anche ad un colpo di fortuna. A fine primo tempo tornano in vantaggio facilmente, ed in apertura di ripresa il punteggio si assesta sul tre a uno, dando l’illusione di una facile vittoria. Ma nella seconda parte del secondo tempo la piccola squadra di casa tira fuori un coraggio inatteso, e grazie a qualche intervento miracoloso, dopo aver contenuto la foga dell’avversario aspetta l’inevitabile calo di tensione per acciuffare, con un inatteso uno-due, un altrettanto inatteso pareggio. Il grande impegno e la determinazione fino all’ultimo minuto evidenziano un ottimo stato di forma.

Roland Barthes – Publio: 0 – 1

Sulla scia dell’entusiasmo gli ospiti si presentano con una formazione offensiva, forse anche eccessivamente spavalda, ed in avvio di primo tempo rischiano più volte di essere trafitti. La partita procede però stancamente, ed i padroni di casa, certi di assestare prima o poi il colpo del ko, esitano eccessivamente. Gli ospiti sono ordinati sulla difensiva, mentre i grandi favoriti sembrano non impegnarsi fino in fondo… e così avviene il colpo di scena, ed in zona Cesarini i piccoli ospiti assestano il colpo della vittoria! Non c’è tempo per riprendere in mano le fila del gioco, triplice fischio: i padroni di casa restano con un pugno di mosche da quella che doveva essere una facile vittoria; l’entusiasmo degli ospiti è alle stelle, la salvezza più vicina.

Publio – Michail Bachtin: 0 – 3

Match decisivo. I padroni di casa, eccessivamente galvanizzati dall’ultima vittoria si scoprono subito, e vengono trafitti due volte in avvio, anche grazie ad un fulminante gioco offensivo della banda Bachtin. La giovane ed inesperta squadra ospitante tenta invano di riprendere in mano la partita, ma ogni tentativo viene vanificato sul nascere… Così in avvio di ripresa viene siglato il terzo gol, che taglia le gambe al match. Non è certamente in queste partite che si devono cercare i tre punti, ma non è questo l’atteggiamento adatto ad una squadra che lotta per non retrocedere… Ce la faranno i ragazzi ad arrivare alla sperata salvezza?

 
09 Gennaio 2009

Un tenero e putrido cuore. Sottotitolo: un giorno di ordinaria follia

Ora devo proprio trascrivere questo giorno di ordinaria follia, ed essendomi svegliato verso le 11, ed essendo ora le 15:50 non si dovrebbe manco parlare di giorno…
Andiamo in piscina: prendo la metro, scendo a pontelungo, e saluto la solita zingarella (che in realtà è un tricheco) ma che mi sorride sempre e non mi chiede mai nulla… così applichiamo la terapia del sorriso, più ne ricevi più la tua giornata migliorerà, mi dico… Giro l’angolo e una negretta di quelle che vendono i calzini mi punta, dritto per dritto, e ovviamente mi chiede soldi, un po’ in inglese un po’ in italiano: “mi spiace, non ho spicci… giuro… anche un euro? Eh ma non ce l’ho… come? Vabbhe, andiamo a comprare le sigarette e ti do il resto… non è molto, ma non ho nemmeno un lavoro” non capisco bene cosa mi stia dicendo, ma poi capisco (pensando ai rating di youtube) che mi sta dicendo “you are awesome!”. Io non sono affatto timido, ma arrossisco ai complimenti, anche quelli probabilmente interessati, e cerco sempre di sviare: “Di dove sei? Nigeria? Non sono mai stato… è bello?”… 23 anni, campa con 500 euro al mese, di cui trecento di affitto… “you blue eyes!” e fa il gesto con indice e pollice verso gli occhi… “...ma ti conviene provare a trasferirti fuori, non sulla casilina, proprio fuori roma, vedrai che gli affitti costano molto meno”… ok, prendo due pacchetti, così il resto è un po’di più…

E già mi sento un verme, visto che sto andando a dare 55 euro a quella odiosa piscina, gestita da stronzi acidi e avidi di denaro… Esco e passo dalla mia cara nonnina. Un giorno farò un post su mia nonna, che è un genio a modo suo… ma è anche un genio del male… mentre fumo una sigaretta le racconto:
“lo sai che mi è successo poco fa?...” racconto appena accennato
“eh publio mio, sta attento a ste mignotte”.
Colpo mortale. Mi avvicino al terrazzino “nonnina cara, io ti voglio tanto bene, ma beata te che non capisci un cazzo”
“dici?”
“dico dico”
“ma scusa, come si fa a chiedere due euro?”
“eh se poteva me ne chiedeva venti”
“eh ma ci vuole coraggio…”
“ma no basta avecce fame”
“comunque queste so tutte così”
“i pantaloni che ti ho portato per rifargli l’orlo non li ho pagati mica io, li ha pagati lei”
“see”
“vabbhe, grazie del regalo nonnì, se vedemo domani, se gliela faccio a tornà in piscina”

Esco di casa che ancora mi girano le palle, quando BAM! Un ragazzo sui trent’anni, grassoccio e male in arnese mi ferma
“ti prego aiutami, sto in una situazione terribile”
“io lo farei ma non ho nemmeno un lavoro” frugo nervosamente in tasca, ma lo so che non ho spicci, li ho dati alla negretta… prendo tempo, pessima mossa:
“ma che ti è successo?” Comincia a piangere:
“Sto in una situazione terribile – singhiozza – sto a scollettà perché c’ho moglie e figlio, vivemo in un buco e se non pago entro quattro giorni ce cacciano”
Io tiro fuori solo pacchetti di sigarette e chiavi di casa…
“me la puoi dà una sigaretta?”
“ma certo tieni” gliene porgo una manciata, gli faccio coraggio, mi sento un verme, col portafogli pieno di soldi, appena elargiti dalla mia cinica e amabile nonnina.

Ci salutiamo, giro l’angolo. Mi sento morire, non sono all’altezza della mia morale, perché il mondo non ti permette di essere all’altezza delle tue idee, ma io sono un vigliacco, e il mondo ti permette eccome di sentirti un viscido verme schifoso e rivoltante. Almeno se hai sensibilità perdio. Il sistema non la contempla, ma io ce l’ho, e mi tocca farci i conti. Appena voltato l’angolo metto mani al portafogli, tiro fuori cinque euro e torno indietro… lo raggiungo, glieli do, buona fortuna, scappo via subito, come un furfante, come un farabutto, come un malandrino che ha appena compiuto un misfatto.

Torno alla metro e scendo di corsa le scale per tornare a casa… Esco a rivedere la luce ed eccola: quasi carina, cicciotta, occhi verdi, pettorina verde con scritto “Greenpeace”. Allargo le braccia sconsolato ed alzo gli occhi al cielo…

“ciao, sei già socio vero?” mi si offre la possibilità di mentire ed andarmene dignitosamente. Rifiuto per dio. “senti, io non sono socio, ma scommettiamo che se ti racconto la mia giornata non mi chiedi più niente?”.
Racconto di fretta, sconclusionato, intimidito dalla mia stessa irruenza, di cui mentre parlo mi vergogno, e mi rendo conto che i soci Greenpeace non hanno granchè il senso dell’ironia… quindi mi chiede ugualmente di aderire e bla bla…

“Senti, ascoltami: io non sono e non sarò mai capace di voltare la faccia ai questuanti, e non ho le palle per dare i miei soldi ad una organizzazione senza volto… per me sono importanti i visi e le parole, mi serve una persona davanti… tu sei più cazzuta di me e hai la forza di darli ad una entità che non ha gli occhi… è una questione di scelte e di forza…ognuno fa la sua. Ti prego, fammi andare a casa”

Ed ora sono qui, e mi sento sporco come una merda, ho il portafogli gonfio, ho un senso di colpa che mi pesa come due sacchi di cemento, ho pagato un paio di pantaloni 75 euro perché li cercavo da tanto così, e però vedo il cicciottello che piange come un vitello, con i lacrimoni grossi che se fossero finti lui sarebbe meglio di Al Pacino.

Insomma, una giornata di merda che contagia tutto.

Perché quando gli stramboidi e i questuanti e i matti mi vengono vicino io non riesco a scacciarli normalmente? Forse sono uno stramboide mezzo matto pure io, e fra simili ci si capisce? Oppure parlando con loro, prendendomi le loro esperienze e dandogli le mie briciole posso sentire sulla pelle il loro barlume di riconoscenza? ed averne un misero colpevole e furtivo benessere? Eppure ho sperimentato, dandogli anche di più, che è peggio: perché non hanno il lusso nemmeno di provare sentimenti… perché sono abbrutiti, e tu non sei più una persona, diventi solo l’immagine che cammina da spolpare del loro prossimo pasto/dose/sbronza…

E’ un mondo difficile, ed io mi sento un vaso di coccio che non vuole diventare un vaso di ferro, ma si vergogna delle sue crepe.

Un periodaccio amici miei.

 
05 Gennaio 2009

Vieni a ballare in puglia puglia puglia

Vieni a ballare in puglia puglia puglia

Durante la realizzazione di queste vacanze nessun pugliese è stato maltrattato.
Ci teniamo a precisarlo prima di iniziare a scrivere.

Non solo, ma in realtà la puglia, con queste vacanze, non c’entra proprio un cazzo… anche se forse questo è un po’azzardato… potrebbe dirlo solo un osservatore disattento! Diciamo che c’entra un po’ di barese e molto, molto garganico… Perché voi non lo sapete, ma noi quattro (ovviamente io, matteo, gianlu e fra) siamo all’occorrenza originalissimi cantori di un paese vicino Carpino, e siamo i massimi esecutori di Tarantelle del Gargano di tutta torre del pozzo… (anche se non riusciamo a trovare un secondo giro di chitarra soddisfacente, anche se il cantante non ha la voce esattamente adatta, anche se gianluca suona le tarantelle coi bicordi da punkabbestia).
Due teorie al riguardo: chi dice che il processo di raffinamento debba proseguire così, chi invece ritiene che l’animo sedicenne punk rocker della bestia andrebbe sbizzarrito.
Gianluca innamorato, gianluca che morde, gianluca che salta addosso, gianluca che lascia ematomi, gianluca che si sbronza, gianluca che si esagita, gianluca stroncato da una bottigliata sull’esterno del ginocchio… finalmente! ecco che si rantola un po’ a terra, e si rabbonisce. Non è stato per cattiveria, è solo che rischiava di crollare la casa. Bravo matte. E poi la bottiglia era stata opportunamente svuotata.
Mi pregio di presentarle la Cantina Costa, detta dagli enologi la Cantina delle Pietre.

Altro appunto per svoltare la vita: menu a 7 euro, carne arrosto e musica dal vivo. Te magni quello che c’è, ti senti quello che te suonamo, e non rompi li cojoni.

Quando invece ti esce alla prima botta una brigante se more, senza averla manco mai provata prima, non c’è mai una cristina con la sua cazzo di macchinetta pronta a registrarci. Oggi la fotografia è inflazionata, sarete tutti d’accordo con me.
Dunque il bravo fotografo non è chi ne fa un milione tutte uguali o in tiro o in posa, ma colui il quale riesce come un silenzioso ninija digitale a mimetizzarsi, e scattare nel momento giusto, senza turbare armonie, senza che nessuno se ne accorga, con la sensibilità sottile che gli permette di individuare quel preciso momento, che per una misteriosa ragione alchemica racchiude l’anima di una serata, di una giornata, di una sbronza o di una passeggiata, magari fatta sulle rocce, con apollo che saetta, eolo che soffia, e gli stivaletti che fanno bestemmiare e rischiare il collo…

 

Ma si parlava della puglia… siamo talmente originali che se qualcuno si sbaglia gli altri gli gridano “Coccia’ de cazz’!!”. Ok, può capitare di scoprire che questo non sia effettivamente pugliese, ma la puglia non è solo una regione, è una idea elastica, è un concetto ampio risemantizzato, e di conseguenza anche la mansardina Costa può diventare, se lo decidiamo, un pezzo di Carpino. Efficientissima la cantina Costa elargisce del Salice Salentino.

Altro leit motiv: il muco. Tutta colpa di matteo, che è venuto qui tutto grondante germi, e me li ha inoculati di proposito, per farmeli esportare via Ferrovie dello Stato in tutta la bassa modenese, e di lì in Sardegna. Matteo l’untore. Gianluca il monatto (perché è unbreakable).

Come dimenticare l’altro leit motiv: l’amore ovviamente. Cicli e ricicli. Certe cose tornano, certe se ne vanno, certe si credono perdute, e magari rispuntano nel modo più imprevedibile… L’amore è eterno? Certamente. Solo che gli stupidi quando lo pensano tale lo vedono senza capire il suo aspetto trasformazionale e nomade… già, le nostre culture europee hanno questa pecca: non sono a favore dell’itinerante, e cercano di stanziarlo quanto più possibile. Uomini o idee… gli itineranti sono sempre stati guardati male… teatranti, cialtroni da fiera, buffoni di corte, musici o artisti da strada, gente poco per bene o, al massimo, frati… insomma, piuttosto ai margini. Anche per questo il nostro anarchismo non sarà stanziale.

Al proposito che se no mi scordo:
“Il mio aereo è ritardato… che poi non si usa più quella parola, oggi si usa: ‘diversamente in tempo’”.

L’importante è scherzarci su.

Si parlava? Ah si, di puglia, d’amore e di altre sciocchezze. Ma c’è un altro filo rosso: il maiale.
“Ti possa venire la gotta!”
“Niente di più facile vista la nostra dieta”

Ciao, mi chiamo Elsa ho vent’anni… Fra son subito corso a vederlo

“Marialuisa, prima che mi scordo, ti ho portato un regalo che ho preso apposta per te, lascia che te lo sistemi in macchina” (fra parentesi, nel frattempo di dietro, sullo specchietto tutti appiccicati, si può anche scrivere ‘non si scopa mai’ ed intonarlo con passione) “Always here… radio gaga…” “Ah bene! Del buon trash anni ’80!” “Ragazzi non potete capire quanto è stato difficile…” “E infatti non ci sei riuscito!” e volarono scarpe da montagna e morsi…

Ma non è finita perché improvvisamente si leva un giro virile e…
“nel cielo d’irlanda passeggia un bambino di pioggia e di vino di una cornamusa, nell’aria del cielo della rivoluzione, ci piace la giustizia e non ci piace l’ingiustizia! Nell’aria leggera gentile di vino, le nuvole strade di vecchie contesse… E l’aria sferzava i campi di grano, e un violino zigano cantava irlandese… proletario il bicchiere del vino svanito nel cielo del grigio della rivoluzione! Abbasso i cattivi e evviva i buoni!”

I Modena… che gran gruppo.

Già… Modena… Ferrara… gli Estensi, il 1680, gli spifferi, Tasso, il freddo, il vin brulè (che a me mi fa un po’ cagare), una carriolata di lambrusco, i canetti, abbasso il tofu, i sorrisi gentili, l’affetto, le foto fotogeniche,“Ragazze se sentite un buonissimo profumo non preoccupatevi, sono io”, i discorsi attorno alla stufa, gli aneddoti, gli sguardi rubati che rotolano al piano di sopra lungo scale di legno che ti ghiacciano il culo, la cappa come risorsa di vita esistenziale, le stufette cinesi, e fu la notte

Omo già fu, poi ombra nel deserto
Che errava sola, quale arido fante
A cui aspra rotta fe’ tristo ‘l sembiante,
Ricordo e solitudo il passo incerto,

Avara sorte pietra il cor diserto.
Venner però duo vive mani sante
A far del freddo spirto ardente amante
Levando al ciel duo fonti di concerto,

E corser l’acque ov’era arida terra,
Nova gran vela venne in su la nave
Tesa, e qual fera la sua preda afferra

Ivi prigiona il vento; e fu la chiave
Negletta, che gli spiriti disserra,
Ancor trovata e volta sì soave.


 

"Le temps revient" dedicato a chi lo sente suo

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